| Servizio
da liquore, |
Servizio da liquore, primi del 900 |
Servizio da liquore, primi del 900 |
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Servizio da liquore, primi del 900 |
Servizio da limonata, primi del 900 |
Servizio da macedonia, primi del 900 |
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Storia della ceramica di Capodimonte. |
| Siamo alla corte di Napoli, verso la metà del Settecento, il giovane sovrano Carlo III di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, era un saggio governante; ma ciò non gli impediva di amare, entusiasticamente, l'arte di modellare la porcellana. Egli stesso, insieme alla regina, trascorrevano diverse ore nella fabbrica di porcellane che aveva fatto costruire vicino a Napoli, per osservare il lavoro delicato dei modellatori e dei decoratori; poi si metteva con gusto ad imitarli. Del resto, la porcellana, era in gran voga nel Settecento. Da quando il caolino, l'ingrediente principale della porcellana, era stato scoperto in alcune zone d' Europa, quasi tutti gli Stati più importanti si erano arricchiti di manifatture o fabbriche da cui uscivano vasi, statuine servizi da tavola e mille altri oggetti decorativi che facevano concorrenza a quelli dei Cinesi, fino allora ritenuti insuperabili. E Carlo III aveva deciso che anche il suo regno avrebbe avuto la sua fabbrica di porcellane. Scelse come luogo un' altura coperta di verde a nord-ovest di Napoli dove una volta il re era solito andare per le sue battute di caccia. Il nome del paese era Capodimonte: lì il giovane sovrano decise che sarebbe sorta la sua fabbrica. Continua sotto dopo gli oggetti messi in vendita |
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Storia
della ceramica di Capodimonte. |
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Continua da sopra. Gli abili artigiani chiamati dal re nella fabbrica di Capodimonte dovettero affrontare numerosi e difficili problemi tecnici. Il più spinoso era quello di riuscire a trovare la materia prima, il caolino. Questo minerale, che dà una pasta perfetta, candida e durissima dopo la cottura, era introvabile in Italia. Si poteva importarlo dall'estero come faceva un'altra illustre fabbrica italiana, la Ginori di Doccia, che talvolta se lo procurava in Cina; ma era un sistema troppo costoso e poco pratico. Inoltre i pochi Stati che possedevano il caolino non lo cedevano volentieri, per timore che le fabbriche straniere togliessero loro il primato nell'arte di fabbricare porcellane. I tecnici di Capodimonte non si scoraggiarono. Mancava il caolino? Ebbene, avrebbero trovato un materiale che lo sostituisse. Un’ ordine del re mobilitò gli studiosi di tutte le province del regno, perchè mandassero alla fabbrica di Capodimonte un campione di tutte le argille e di tutti minerali adatti a essere lavorati. Un numero infinito di campioni fu esaminato, studiato, provato. Alla fine si trovò in Calabria una terra che andava bene. I tecnici Livio e Gaetano Schepers la mescolarono con altri minerali, in una composizione che fu tenuta rigorosamente segreta. Essi erano riusciti a produrre un nuovo materiale la famosa pasta tenera, cioè un impasto molto simile a quello della porcellana cinese, anche se un pò meno duro. Con questa pasta tenera da allora furono modellate le famose "porcellane di Capodimonte". Le due stagioni dei Capodimonte la fabbrica
fondata da re Carlo III rimase a Capodimonte per diciannove anni, fino
al 1759. Quello fu veramente un periodo d’ oro per le porcellane:
gli artisti e le maestranze che le lavoravano sapevano creare con questa
materia autentici capolavori. Essi si ispiravano alla vita reale, e
nelle oro statuette raffiguravano tutto quello che si poteva vedere
per le strade, per le piazze e nelle case di Napoli: maschere, venditori
ambulanti, popolani, damine eleganti. Ma la produzione dei Capodimonte
non si limitava alle statuette; la lucentezza dei colori e delle decorazioni,
e la morbidezza vellutata delle porcellane rendevano preziosi anche
gli oggetti di uso comune, come caffettiere , tazze, servizi da tavola. |
I
nomi più importanti della ceramica italiana |
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